Per dare il via a questo percorso alla scoperta di alcune delle nazionali più iconiche che non sono mai riuscite a vincere la Coppa del Mondo, è opportuno soffermarsi innanzitutto sull’evento che domina l’attualità calcistica: i Mondiali del 2026. Un’edizione storica che ha già iniziato a scriversi e che promette di segnare un prima e un dopo nella storia del torneo più importante del pianeta.

La Coppa del Mondo si disputerà dall’11 giugno al 19 luglio 2026 e, per la prima volta, avrà tre paesi ospitanti: Messico, Stati Uniti e Canada. Sarà anche la prima Coppa del Mondo con 48 nazionali partecipanti, un ampliamento che rompe definitivamente con il formato tradizionale a 32 squadre che ha accompagnato il torneo a partire da Francia 1998.

Il nuovo sistema divide le 48 nazionali in 12 gironi da quattro squadre ciascuno. Le prime due classificate di ogni girone accedono direttamente alla fase a eliminazione diretta insieme alle otto migliori terze classificate. Da lì avrà inizio un nuovo turno di sedicesimi di finale, prima dei consueti ottavi, quarti, semifinali e finale. In totale si disputeranno 104 partite, il numero più alto nella storia dei Mondiali. 

Estadio Azteca Mexico 86

Stadio Azteca, Città del Messico 1986

Le sedi sono distribuite tra 16 città nordamericane, dallo storico Stadio Azteca di Città del Messico a Vancouver, Toronto, Miami, Dallas, Los Angeles e Seattle. La finale si disputerà al MetLife Stadium del New Jersey, nell’area metropolitana di New York, un palcoscenico gigantesco pronto a incoronare il nuovo campione del mondo.

Tra i grandi favoriti figurano le solite potenze: l’Argentina, campione in carica, il Brasile, la Francia, la Spagna, l’Inghilterra, la Germania e il Portogallo. Suscitano grande aspettativa anche nazionali come il Marocco, il Giappone o la Colombia e, ovviamente, i paesi ospitanti: Canada, Messico e Stati Uniti.

Tuttavia, come accade in ogni Mondiale, la storia non appartiene solo ai campioni. La costruiscono anche quelle nazionali leggendarie, alcune delle quali sono state vicine alla gloria, che hanno lasciato generazioni indimenticabili di calciatori e che hanno sfoggiato alcune delle maglie più iconiche sul campo da gioco. È proprio a queste nazionali che è dedicato questo viaggio nella memoria calcistica e nelle maglie retrò che continuano a far sognare i tifosi anche a distanza di decenni..

Messico: l’eterno protagonista dei Mondiali

Poche nazionali possono vantare un legame così stretto con la Coppa del Mondo come il Messico. La nazionale azteca ha partecipato a 18 Mondiali: 1930, 1950, 1954, 1958, 1962, 1966, 1970, 1978, 1986, 1994, 1998, 2002, 2006, 2010, 2014, 2018, 2022 e 2026.

Inoltre, il Messico fa parte di un club molto esclusivo, avendo organizzato due Coppe del Mondo, nel 1970 e nel 1986, e diventando nel 2026 il primo Paese ad ospitare partite di tre diverse edizioni della Coppa del Mondo.

Le sue migliori prestazioni sono arrivate proprio in qualità di paese ospitante. Sia a Messico 1970 che a Messico 1986 ha raggiunto i quarti di finale, spinto dal sostegno di una tifoseria appassionata e in un paese con una lunga tradizione nella storia del calcio mondiale.

Dagli Stati Uniti 1994 al Brasile 2014 ha raggiunto un record curioso: superare sempre la fase a gironi e arrivare agli ottavi di finale in sette Mondiali consecutivi, affermandosi come una delle nazionali più costanti del torneo.

Sebbene non sia mai riuscita a vincere la Coppa del Mondo né a raggiungere le semifinali, il Messico ha costruito una ricca tradizione mondiale e ha sfoggiato alcune delle maglie più memorabili del calcio internazionale, specialmente quelle degli anni ’70 e ’80, quando raggiunse i quarti di finale: veri e propri capi d’abbigliamento amati dagli appassionati di calcio retrò in Messico.

Camiseta futbol retro Mexico 1970

Maglia del Messico 1970

La maglia da calcio vintage del Messico del 1970 ricorda e simboleggia la prima volta in cui il Messico ha ospitato i Mondiali, nel 1970. La nazionale messicana raggiunse i quarti di finale, una prestazione davvero eccellente da parte della squadra. Nella formazione giocavano El Halcón Peña, in qualità di capitano, e l’attaccante Javier Valdivia. 

Scopri altre maglie e giacche retrò della nazionale messicana

Stati Uniti: una storia mondiale con più tradizione di quanto molti immaginino

Sebbene non figuri solitamente tra le grandi potenze del calcio mondiale, gli Stati Uniti vantano un percorso più lungo di quanto molti tifosi credano. Ha partecipato ai Mondiali del 1930, 1934, 1950, 1990, 1994, 1998, 2002, 2006, 2010, 2014, 2022 e 2026, per un totale di undici edizioni della Coppa del Mondo.

Il suo miglior risultato risale alla prima edizione della Coppa del Mondo, Uruguay 1930, dove raggiunse le semifinali e si classificò tra le prime quattro squadre del torneo, precisamente al terzo posto. Decenni dopo, il calcio statunitense ricevette un grande impulso grazie all’organizzazione dei Mondiali del 1994, un evento che segnò la definitiva crescita di questo sport nel Paese e in cui la nazionale si fermò agli ottavi di finale.

Sul piano sportivo, la sua prestazione più brillante dell’era moderna risale a Corea e Giappone 2002, quando raggiunse i quarti di finale dopo aver eliminato il Messico negli ottavi. Da allora, gli Stati Uniti si sono affermati come una presenza costante ai Mondiali, combinando giovani talenti con una struttura sempre più professionale.

In qualità di paese ospitante dei Mondiali del 2026, la nazionale statunitense torna a sognare di ottenere il miglior risultato della sua storia e di sfruttare il sostegno dei propri tifosi per compiere un nuovo balzo in avanti a livello competitivo.


Camiseta futbol retro futbol ESTADOS UNIDOS 1984

Maglia retrò Stati Uniti 1984  USA

Una delle grandi figure della nazionale statunitense che indossò questa maglia durante le Olimpiadi del 1984 fu Rick Davis, capitano della squadra nazionale nel 1984. All’epoca era uno dei calciatori più popolari e ammirati della North American Soccer League (NASL), dove si era affermato come un vero e proprio punto di riferimento del calcio statunitense. Anche il calciatore salvadoregno-statunitense Hugo Pérez, che ha svolto la sua carriera negli Stati Uniti, ha indossato questa maglia. Siamo certi che in questo Mondiale 2026, di cui gli Stati Uniti sono il paese ospitante, non passerà inosservato.

Portogallo: una potenza europea che continua a inseguire il sogno mondiale

Poche nazionali hanno vissuto una trasformazione così spettacolare negli ultimi decenni come il Portogallo. La nazionale portoghese può vantarsi di aver conquistato gli Europei del 2016 e la UEFA Nations League nel 2019 e nel 2025, ma ha ancora un conto in sospeso con la storia: non ha mai vinto una Coppa del Mondo.

Per gran parte del XX secolo, il Portogallo ha avuto una presenza sporadica ai Mondiali. Infatti, fino al 2002 aveva partecipato solo a due fasi finali. La sua prima grande apparizione risale all’Inghilterra 1966, dove una generazione leggendaria guidata dall’incomparabile Eusébio sorprese il mondo intero. I portoghesi raggiunsero le semifinali e conclusero con un brillante terzo posto, il loro miglior risultato storico fino a quel momento. Eusébio, autore di nove gol, divenne inoltre il capocannoniere del torneo e rimane ancora oggi una delle grandi figure della storia dei Mondiali.

Ci sono voluti vent’anni per rivedere il Portogallo a un Mondiale. Nel 1986 in Messico è tornato nell’élite internazionale, anche se la sua partecipazione si è conclusa nella fase a gironi. Sono seguiti altri sedici anni di assenza prima di iniziare un periodo di regolarità che ha trasformato la nazionale portoghese in una delle protagoniste abituali del torneo. 

Dal 2002, il Portogallo ha partecipato a tutti i Mondiali: Corea e Giappone 2002, Germania 2006, Sudafrica 2010, Brasile 2014, Russia 2018, Qatar 2022 e il Mondiale del 2026. La sua migliore prestazione in questa nuova era risale alla Germania 2006, quando una generazione guidata da Luís Figo, Deco, Ricardo Carvalho e un giovane Cristiano Ronaldo raggiunse le semifinali e si classificò al quarto posto.

Sebbene il trofeo mondiale continui a sfuggirle, il Portogallo ha lasciato il segno con alcune delle maglie più eleganti e riconoscibili della storia del calcio internazionale. Modelli che richiamano alla mente Eusébio, Figo o Cristiano Ronaldo e che occupano un posto d’onore nella memoria degli appassionati di calcio retrò.

Camiseta futbol retro Portugal 1972

Maglia retrò del Portogallo 1972

Il leggendario calciatore portoghese Eusébio indossò questa maglia da calcio retrò del Portogallo; ricordiamo che si ritirò dalla nazionale nel 1973. Questa è una delle maglie iconiche della nazionale portoghese; fu la prima volta che il colletto a polo venne tinto di verde, emulando così i colori della bandiera del Portogallo. In precedenza, la squadra portoghese aveva indossato una maglia a girocollo con gli stessi colori e anche nel 1964 la maglia aveva il colletto alla coreana o polo. Ma questa degli anni ’70 è considerata una delle più eleganti della sua nazionale.   La Maglia del Portogallo 1972 in bianco da trasferta è di una classe insolita nel panorama delle maglie da calcio.

Camiseta futbol retro PORTUGAL 1984

Maglia retro Portogallo 1984

Esistono immagini del grande Fernando Chalana, il “piccolo genio”, che indossa questa maglia della Nazionale portoghese del 1984, in particolare durante gli Europei del 1984, quando la Nazionale portoghese raggiunse le semifinali.

Scopri altre maglie, giacche e calzettoni retrò della Nazionale portoghese di calcio

Croazia: la nazionale che ha sfiorato la gloria mondiale

Dalla sua indipendenza, la Croazia è diventata una delle nazionali più competitive del calcio europeo, nonostante la sua breve storia. Ha partecipato ai Mondiali del 1998, 2002, 2006, 2014, 2018, 2022 e sarà presente anche nel 2026.

La sua prima grande apparizione risale a Francia 1998. Al suo esordio mondiale ha sorpreso il mondo intero conquistando il terzo posto grazie a una generazione indimenticabile guidata da Davor Šuker, Zvonimir Boban e Robert Prosinečki. Šuker, inoltre, è stato il capocannoniere del torneo.

Due decenni dopo è arrivata la più grande impresa della sua storia. A Russia 2018, con Luka Modrić come leader assoluto, la Croazia ha raggiunto la finale dopo aver eliminato Danimarca, Russia e Inghilterra. Solo la potente Francia è riuscita a impedirle di sollevare la sua prima Coppa del Mondo.

Lungi dall’essere un caso, i croati hanno dimostrato ancora una volta la loro competitività a Qatar 2022. Dopo aver sconfitto il Brasile nei quarti di finale, hanno concluso con un meritato terzo posto, confermandosi come una delle grandi nazionali del XXI secolo.

Camiseta futbol retro Croacia 1992

Maglia retro Croazia1992

La Croazia ha ottenuto l’indipendenza nel 1990 e la nazionale croata è stata riammessa nella FIFA nel 1992; questa maglia celebra quel momento fondamentale e non poteva farlo in modo migliore se non con il caratteristico motivo a quadri bianchi e rossi dello stemma di questa piccola nazione così potente nel mondo del calcio.

Belgio: la generazione d’oro che si è fermata alle porte della gloria

Belgio ha partecipato a quattordici Mondiali nel corso della sua storia, affermandosi come una delle nazionali più competitive d’Europa. Tuttavia, nonostante abbia potuto contare su grandi calciatori in diverse epoche, non è mai riuscito a conquistare la Coppa del Mondo.

Già in Messico nel 1986 si è classificata al quarto posto con giocatori leggendari come Enzo Scifo e Jan Ceulemans, mentre in Brasile nel 2014 ha raggiunto i quarti di finale. La sua migliore prestazione è arrivata in Russia nel 2018, quando la cosiddetta «generazione d’oro», guidata da Eden Hazard, Kevin De Bruyne e Romelu Lukaku, ha raggiunto le semifinali e ha concluso con un brillante terzo posto dopo aver sconfitto l’Inghilterra.

Sebbene il titolo mondiale rimanga un obiettivo ancora da raggiungere, il Belgio ha regalato squadre memorabili e alcune delle maglie più eleganti del calcio internazionale, in particolare quelle indossate da figure storiche come Enzo Scifo o dai protagonisti dell’indimenticabile generazione del 2018.

Camiseta futbol retro BELGICA segunda equipacion anos 70

Maglia retro Belgio 1972

Questa maglia, con cui il Belgio disputò gli Europei del 1972, è stata indossata da stelle del calcio belga come Van Moer e Van Himst. E in effetti questa piccola nazione europea ha sempre avuto grandi giocatori che hanno fatto la differenza.

Scopri la maglia del Belgio del 1960 con il caratteristico rosso dei Diavoli Rossi

Repubblica Ceca: erede di una grande tradizione calcistica

Da quando ha ottenuto l'indipendenza, la Repubblica Ceca ha partecipato solo ai Mondiali del 2006. Tuttavia, la sua storia mondiale è strettamente legata a quella della Cecoslovacchia, una nazionale che ha disputato i Mondiali del 1934, 1938, 1954, 1958, 1962, 1970, 1982 e 1990, conquistando due secondi posti nel 1934 e nel 1962.

Sebbene non abbia mai vinto la Coppa del Mondo, la Cecoslovacchia è stata per decenni una delle nazionali più rispettate del calcio europeo. A Germania 2006, ormai come Repubblica Ceca, è tornata ai Mondiali trainata da una generazione di grandi giocatori come Pavel Nedvěd, Tomáš Rosický e Jan Koller, anche se non è riuscita a superare la fase a gironi.

Parlare di calcio ceco significa anche parlare di Antonín Panenka, nato a Praga nel 1948, uno dei calciatori più influenti della storia. Il suo leggendario rigore nella finale degli Europei del 1976 regalò la vittoria alla Cecoslovacchia contro la Germania Ovest e consacrò per sempre una delle azioni più imitate del calcio mondiale: la famosa «Panenka», simbolo di talento, personalità e sangue freddo.

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Maglia retrò della Cecoslovacchia del 1976

Non riusciamo a immaginare un momento più iconico del calcio d’altri tempi del rigore di Antonin Panenka. Solo per questo motivo, questa maglia retrò della Cecoslovacchia merita una teca e un monumento ed è molto apprezzata dagli appassionati di calcio europeo.



Algeria: la nazionale in grado di competere alla pari con le nazionali europee di alto livello

L'Algeria ha partecipato ai Mondiali del 1982, 1986, 2010 e 2014. Sebbene non sia mai riuscita a qualificarsi per la fase a gironi del torneo, ha comunque regalato momenti memorabili nella storia del calcio africano ai Mondiali.

Il suo esordio in Spagna nel 1982 è rimasto per sempre impresso nella memoria grazie alla sorprendente vittoria per 2-1 contro la Germania Ovest. Tuttavia, è stata eliminata in seguito alla controversa partita tra Germania e Austria, nota come il «Patto di Gijón», un risultato che ha penalizzato gli algerini e ha spinto la FIFA a introdurre in seguito l’uniformazione degli orari nell’ultima giornata della fase a gironi.

La migliore prestazione dell’Algeria è arrivata in Brasile nel 2014, quando è riuscita a qualificarsi per la prima volta agli ottavi di finale. In quell’occasione mise alle corde la futura campionessa, la Germania, che ebbe bisogno dei tempi supplementari per imporsi. Da allora, la nazionale algerina continua a essere uno dei punti di riferimento del calcio africano e una candidata abituale a sorprendere nelle grandi competizioni internazionali; infatti, ha vinto due volte la Coppa d’Africa, nel 1990 e nel 2019.


Camiseta futbol retro Argelia 1982

Maglia retrò dell'Algeria ai Mondiali del 1982.

Questa maglia riproduce il leggendario modello indossato dalla nazionale algerina ai Mondiali in Spagna del 1982. Il calciatore Rabah Madjer era il pilastro di quella generazione che, nella fase a gironi, chiuse a pari punti con Germania e Austria. 

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Alle porte dei Mondiali del 2026, milioni di tifosi torneranno a sognare di vedere la propria nazionale scrivere la storia e conquistare la Coppa del Mondo per la prima volta. Portogallo, Croazia, Messico, Stati Uniti, Belgio, Repubblica Ceca o Algeria sono solo alcuni esempi di squadre che, pur non avendo mai alzato il trofeo, hanno regalato momenti indimenticabili e generazioni di calciatori che fanno parte della memoria del calcio. Le loro maglie retrò sono molto più di una semplice divisa sportiva: rappresentano un’epoca, evocano grandi giocatori e mantengono vivo il ricordo di imprese che continuano a emozionare anche a distanza di decenni. Perché se c’è qualcosa in grado di raccontare la storia del calcio di generazione in generazione, sono proprio quelle maglie che trasformano ogni Mondiale in un viaggio di fratellanza tra i tifosi.